Comune di Bergantino (RO) 

Il giocabriga

 

Il giocabriga

Il Giocabriga è stata una manifestazione che per poco più di un lustro ha caratterizzato le estati bergantinesi; tanta nostalgia è rimasta, nostalgia che traspare in ogni piccola o grande manifestazione che viene organizzata all’interno della nostra comunità.
Ogni occasione è buona per riproporre la fantasia, la gioia, la teatralità del Giocabriga, una manifestazione con la M maiuscola.
Purtroppo il Giocabriga è “scoppiato”: in pochi anni ha raggiunto il massimo sia sotto l’aspetto dell’impegno organizzativo (richiesto alle singole contrade ed allo stesso comitato promotore), sia sotto l’aspetto economico che ha visto lievitare i costi in modo pauroso per l’allestimento delle tribune, per il noleggio degli impianti audio e video, per i contributi da erogare alle contrade, per l’allestimento delle entrate e delle rappresentazioni … senza tener conto che poi tutto il lavoro organizzativo, le prove, le scenografie era tempo sottratto anche al sonno e soprattutto era volontariato perché nessuno dei partecipanti ha mai percepito un compenso per portare in piazza il Giocabriga.
E quindi … come potevamo non ricordare nel nostro sito ufficiale questa manifestazione che fa parte della cultura della nostra gente?
E vogliamo ricordarla attraverso alcune pagine scritte in quegli anni per i volantini pubblicitari e per un concorso appositamente indetto sperando, attraverso questi scritti, di rendervi partecipi di quelle magiche serate.

IL FOLKLORE, LA NUOVA GIOSTRA DI BERGANTINO

Per giostra, oltre a quella che gira, si intende anche il Torneo Medioevale o quello Folkloristico. E Bergantino, centro della giostra (quella che gira), questa volta è andato proprio in “giostra” (Torneo Folkloristico).

Bergantino, “Centro della giostra”: così saluta il visitatore o l’autista frettoloso, il cartello stradale posto all’inizio del paese. Un grosso paese sistemato sulla riva sinistra del Po, proprio sotto l’argine, all’estremo confine Nord del Veneto.
Quella qualifica “Centro della giostra” è ormai parte integrante del nome del paese. Quella qualifica nobilita le sue oscure origini, così come altre località sono entrate nella storia della geografia attraverso i nomi di personaggi illustri, come Roncole Verdi, Torre del Lago Puccini, San Mauro Pascoli, Arquà Petrarca, Castelnuovo Don Bosco.
Quindi, ormai, un enorme personaggio, vivo, anche se fatto solo di legno, acciaio e fili elettrici, con tutti i suoi tentacoli, con tutto il suo fascino, con le sue vicende attraverso i secoli; con tutta la sua Storia (proprio, e con “S” maiuscola), la storia vera degli umili, la “Giostra”, ha dato una patente di nobiltà al Paese.
A Bergantino le giostre in costruzione affiorano, è proprio questa la sensazione, dal tessuto urbano; si elevano dinoccolate e incomplete sopra i cortili; sovrastano le case. Bergantino è il paese degli artigiani delle giostre; è il paese, proprio uno dei centri principali, dell’industria italiana delle giostre; è il paese con una consorteria agguerrita di “viaggiatori”, di operatori dei Luna-Park.
Ecco, la giostra, anzi le giostre, si sono sovrapposte alla leggenda cupa della formazione di questo centro, che parla di un brigantino fiabesco, di un brigantino pirata che solcava le acque del Po e che un bel giorno si è arenato in questo punto, dando così vita alla nuova comunità. Da Brigantino il vascello, Bergantino il nome del paese ma, conoscendo bene l’intraprendenza della sua consorteria di “viaggiatori”, anche dal vocabolo “briganti”, gente che “briga” dalla mattina alla sera: nella buona stagione a far girare le giostre e in quella meno favorevole, nei campi e nei laboratori, in quanto la sua gente vi ritorna periodicamente: non è sradicata, anzi ama profondamente le sue radici.
Ma tutto sommato la leggenda potrebbe anche riferirsi a briganti veri, a piccoli contrabbandieri:siamo in riva al Po, un grande fiume che nei tempi remoti, ma non tanto, segnava il confine di territori e di stati ben definiti e sovrani. L’Italia, con tutti i suoi staterelli e una enormità di diritti e prerogative acquisite dai singoli, era piena di consorterie che rischiavano in proprio pur di mangiare e sopravvivere. Briganti e Mercanti: la leggenda simpaticamente li confonde. Il fascino proibito e avventuroso di un tempo e quello nuovo e gioioso della giostra di oggi che distribuisce emozioni e divertimento.
Ma Bergantino, dopo il fascino dei briganti e quello della giostra, eccola novità esaltante, ha scoperto il fascino del Folklore, lo spettacolo della memoria.
D’improvviso tre anni fa, quasi per gioco e per avventura, giostre e briganti dovevano pure aver segnato una strada, il paese è stato diviso in quattro contrade che hanno adottato armi, insegne e colori dell’antica gloria: la contrada nobile dei “Piasarot” (quella della piazza e del centro); la contrada delle “Api” (il retaggio di un pregiato artigianato del miele); quella della “Brigantina” (gli antichi padri non si dimenticano) e quella del Burchiello.
Ogni anno nel mese di giugno, quella di quest’anno è stata la terza “uscita”, le quattro contrade scendono in strada per duellare “in singolar tenzone”, all’insegna del “Giocabriga”, un termine di nuovo conio (un misto di Bergantino, brigantino, brigare e giocare) per la grande manifestazione che è stata realizzata.
E qui sta il bello: direi addirittura il sensazionale, perché scavando nella memoria, e nelle tasche (dolcemente) dei 2800 abitanti sono stati ideati e prodotti mille costumi, le macchine teatrali (quest’anno addirittura anche un enorme “Burchiello” in scala) e le scenografie per uno spettacolo, che definire epico e grandioso è ancora poco.
Mille, neanche uno di meno, tra personaggi principali e comparse e il resto dei 2800 abitanti, adibiti al servizio d’ordine, all’impianto scenico e agli approvvigionamenti. Neanche l’Arena di Verona mette in scena, in un solo spettacolo, tanti teatranti.
Quindi, lo giuro, anche i neonati e gli “antichi” con le stampelle, in costume a far scena.
Uno spettacolo corale che entusiasma e che meraviglia, seguito nelle cinque serate, sempre diverse e nelle quali sono stati impiegati tutti i mille figuranti e attori, da non meno di venticinquemila spettatori.
Una cosa enorme: su duecento metri di strada principale, trasformata in palcoscenico, in riva al Po un paese intero, mille attori e il resto di supporto, danno spettacolo per venticinquemila amici, provenienti dalle campagne circostanti! Siamo ancora nell’intimità; ma se la notizia della manifestazione uscirà dai confini ristretti del territorio, cosà succederà? Cose turche! Risponderebbero gli avi, sempre a proposito di briganti e brigantini, e siamo proprio su questa strada.
Su quel palcoscenico d’asfalto stretto da due autentiche muraglie di gente festante, alte e lunghe ciascuna duecento metri, le quattro contrade che si contendono la vittoria, si presentano facendo sfilare, ciascuna, la propria popolazione, in un corteo-pantomima, con soggetto diverso per ogni serata.
Luci, suoni, trovate scenografiche, costumi sfarzosi ed effetti imprevisti fanno da sfondo ad un labile filo conduttore, per far strabiliare il pubblico e far schiumare di rabbia gli avversari.
Nella seconda parte della manifestazione le singole contrade presentano, anche queste differenti per ogni serata, scene di vita, storiche e di cronaca, tratte e riconosciute dalle tradizioni popolari locali. Quindi masserizie agresti, autentiche, sul lunghissimo palcoscenico; macchine agricole, costruzione di castelli, di villaggi e di mercati. Quest’anno la contrada del Burchiello ha addirittura creato, in quattro e quattr’otto, un intero fiume lungo cento metri, con l’acqua e i pesci veri, vivi, che vi venivano pescati. Bande armate, contadini e villani che fanno da contorno agli attori principali. Il Tutto praticamente recitato in dialetto locale, e forse quest’ultima particolarità è troppo riduttiva.
In conclusione, comunque, data anche la graduatoria finale a punti emessa da una Giuria qualificata, il clima di partecipazione alla manifestazione è addirittura parossistico ed il lavoro di preparazione dietro le quinte dura un anno intero. Un anno di lavoro e di fatiche per il divertimento di venticinquemila spettatori. E per un trofeo.
Un bel traguardo e, il bello deve ancora venire!